Vita da Rider

di Barbara Ruggiero

 

Accendi l’app, clicca su “vai online” e aspetta il tuo ordine. Il rider ha sempre le mani fredde e il telefono in mano, sul suo smartphone si decide il destino di una giornata di lavoro.

Il datore di lavoro dei rider sono delle piattaforme per la consegna a domicilio di cibo, tra le più conosciute abbiamo le multinazionali Deliveroo, Glovo, Uber Eats e Just Eat. Queste piattaforme abilitano l’interazione tra il ristorante, o il supermarket e il consumatore finale  utilizzando veri e propri fattorini per effettuare le consegne.

 La candidatura per lavorare come rider è effettuata tramite il canale informatico dell’azienda, la maggior parte delle volte avviene tutto in maniera virtuale compreso il colloquio che utilizza un sistema vocale gestito da un operatore robotizzato. I fattorini devono dotarsi, quali requisiti essenziali per l’attività da svolgere, di un mezzo di trasporto proprio e di uno smartphone.

Il materiale necessario per le consegne, consiste in un contenitore isotermico e in un supporto da braccio per lo smartphone, il tutto viene spedito a casa e concesso in comodato d’uso gratuito, oppure versando una cauzione come garanzia.

Le piattaforme web come Deliveroo e Glovo sono dei veri e propri raccoglitori di dati sensibili, localizzano la posizione dei rider, segnalano al rider il nome della società del ristorante e mettono in chiaro nome, cognome, indirizzo e cellulare del cliente.

 In una recente intervista rilasciata alla BBC, il manager di Deliveroo ha precisato che i dati dei clienti non vengono venduti, semmai servono per operazioni pubblicitarie, utili ai ristoranti per capire le offerte e l’inclinazione del gusto del consumatore (…).

 Quali dati sono messi in chiaro per le campagne pubblicitarie?  Le mappe (i luoghi da cui arrivano più ordini), le fasce orarie (la cena funziona più del pranzo) il tipo di cibo che va più di moda (sushi o poke’), target di acquisto per fasce d’età (18/24 anni età del cliente che acquista di più).

Incrociando le informazioni si ottengono elementi che vengono forniti ai ristoranti, che così possono proporre nuovi menù, organizzare i cuochi in previsione degli ordini, “copiare” i piatti più richiesti dei concorrenti.

La vita del rider è quindi appesa al bip che segnala il ristorante dove recarsi per il ritiro del cibo e la zona dove avverrà la consegna. In quel tempo il rider è seduto fuori da qualche locale, cellulare in mano, un occhio alla propria bici o allo scooter e aspetta pazientemente.

Non appena arriva il suono dell’app, infila lo zaino, mette il casco e parte alla velocità della luce. Prima si arriva al locale, prima si ritira il cibo, prima si riparte e si consegna, perché il guadagno dei cavalieri del cibo (traduzione dall’ inglese) è proprio sul numero di consegne che si effettuano nella giornata.

Alcune piattaforme pagano gli stipendi sull’accumulo delle consegne del mese, come per esempio Deliveroo, altre, come Glovo ogni 15 giorni con la possibilità di trattenere dalla cassa rider i soldi pagati dal cliente in contanti. 

Ogni consegna viene pagata a seconda dei chilometri di distanza da percorrere, e comunque dai 3 euro ai 7 euro, oltre gli incentivi che vengono applicati nei fine settimana. Per esempio sabato e domenica a cena, il rider percepisce €1,30 in più per ogni consegna effettuata.

Il lavoro del rider è autonomo, senza orari, senza “padroni” e senza garanzie di guadagno, ma nella piena libertà di gestire il proprio tempo. Il rider gira la città in solitudine, nel traffico impetuoso della metropoli, con la musica nelle orecchie e i pensieri nella mente.

Il rider vede luci, monumenti, persone che pochi cittadini vedono nell’arco di un anno ed è per questo motivo che una semplice consegna di una cena può trasformarsi in un’occasione di sentirsi fortunati.

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