DEI: Diversity, Equity & Inclusion

Intervistati da noi, ragazzi universitari e non hanno detto di preferire un lavoro dove – oltre al rispetto del contratto e delle norme sindacali – non si facciano discriminazioni sessuali o fra ricchi e poveri, fra , gialli, bianchi e neri o diversamente abili e normodotati.   

Sul lavoro come altrove, le azioni di coraggio civile rappresentano tutte le situazioni in cui interveniamo per preservare e garantire i diritti di qualcun altro e i nostri diritti.

Spesso nel contesto aziendale, il coraggio è associato solo alla prestazione individuale, al successo, alla determinazione, alla prestazione eccezionale. Avere più che essere e primeggiare più che cooperare. 

Avere coraggio però vuol dire essere riflessivi e non impulsivi. Compiere azioni coraggiose non vuol dire «rischiare» o mettersi in pericolo, al contrario vuol dire fermarsi, osservare e intervenire tutelandosi.

Ci sono persone che – animate dai propri valori personali – avvertono la necessità di intervenire quando sono testimoni di situazioni che ritengono scorrette o dannose per qualcuno.

Il coraggio civile è una metodologia potente perché è, soprattutto, una “postura relazionale” che assume l’altro da sé come spazio e perimetro di trasformazione per promuovere autonomia di pensiero.

Per intervenire nella modifica dei comportamenti e per trainare il cambiamento bisogna essere attrezzati. Serve un atteggiamento mentale che permetta di tollerare la frustrazione degli insuccessi, di allenare la capacità di tenuta consentendo di rinnovare la motivazione del proprio agire verso cui essi si manifestano.

Anche in Italia, aumentano le aziende che aderiscono ai protocolli internazionali che garantiscono la DEI in ambiente lavorativo. 

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