Antichi mestieri, perché farli sparire?

Giorgio in via Tacito, Massimiliano in via Orazio, Franco in vicolo di Montevecchio: siamo nel centro di Roma dove un tessuto artigianale tiene duro, ma sempre meno. I loro mestieri sono fatti con le tecniche tramandate dai loro avi e resistono nel tempo. Quello che li fa desistere dal proseguire, a volte sono gli affitti lievitati, le troppe tasse, le pastoie burocratiche, il mancato rinnovo delle vecchie licenze. 

Ma con un ceramista, un arrotino e un argentatore in meno nel circondario, saremmo tutti più poveri. La città, il quartiere e la strada sarebbero più sguarnite di servizi. Servizi essenziali non come il pane o l’acqua, ma ugualmente utili perché fanno aggregazione, perché fidelizzano i residenti alla loro zona e perché preservano professionalità sempre più rare.

Quanti ragazzi vogliono sporcarsi le mani per imparare un lavoro del genere? Quanti giovani apprendisti accetterebbero di lavorare anche fuori orario? Quanti di loro si adatterebbero ad una paga inizialmente minima? Non è impiego che richiede giacca e cravatta, ma disciplina, libertà e passione. 

             

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