La danza impietosa e impetuosa di Sasha Waltz & Guest

Non è la prima volta che il Romaeuropafestival si inaugura con una piéce della grande Sasha Waltz. La kermesse, vera linfa culturale di una stagione – quest’anno – più complessa di quelle passate, è un appuntamento fisso per gli amanti della cultura in ogni sua forma. La danza è una di quelle, e la compagnia di Waltz, che ha dato vita a spazi architettonici dilatati e musei all’aperto di tutto il mondo, nella cavea dell’Auditorium di Renzo Piano al Parco della Musica di Roma ha trovato il suo giusto contesto. 

La peculiarità della grande regista, ballerina e coreografa è di “usare” il corpo come forma di contatto, e cambiarlo attraverso questo: operazione ardita in tempi di distanziamento sociale, tanto da rimodulare lo spettacolo su performance singole dei ballerini dando forma a qualcosa di ugualmente efficace come messaggio. 

Il primo quadro coreografico, di stretta attualità, è dedicato alla morte violenta del nero Eric Garner, per sottolineare le discriminazioni sociali ancora in essere. Energia, frustrazione, rabbia e tenacia si leggono perfettamente nel ballo dell’artista che lo interpreta magistralmente, Edivaldo Ernesto. La seconda parte, sulle note de La sagra della Primavera di Stravinskij, ha trasmesso energia pura fino all’ultimo quadro, soave e ipnotico come le note di Ravel.

Continua il dialogo tra discipline artistiche differenti: concetto a lei caro, sul quale fonda la sua filosofia di lavoro, nato a New York ma sviluppato durante l’ esperienza berlinese. Ad oggi, più di 300 ensemble di tutti i Paesi – architetti, artisti visivi, coreografi, film-maker, designer, musicisti, cantanti e danzatori – hanno collaborato come ospiti della Compagnia in oltre 80 produzioni. Il suo linguaggio e la sua estetica contemporanea non sono fini a sé stessi ma mezzo per la comunicazione sociale e politica. 

 

           

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