C’era una volta un’arpista in un parco principesco

Passeggiando per villa Borghese, a Roma, si sentono note celestiali che provengono dal laghetto. Lì, all’ombra di un albero frondoso, una bella, sorridente musicista canta mentre pizzica le corde della sua arpa. Giovanna Belardinelli, in arte Ofelia, ipnotizza con la sua arte i passanti che, in silenzio, la ascoltano godendo del paesaggio circostante. E papere, turisti in barca con ombrellini parasole colorati, tartarughe e acqua che sgorga, farfalle e pappagalli verdi, sono il contorno giusto per un quadro di un altro secolo.

 Con in tasca un diploma di Conservatorio e uno della scuola di musica S. Louis, Ofelia fa anche gli arrangiamenti, delle sue opere. “Ecco il contesto ideale per esprimere la mia arte”, dice, dal momento che la Cultura – nei luoghi istituzionali – non è premiata quanto dovrebbe. E’ dura, oggi la vita di un’artista, con la crisi di teatri e centri culturali, ma lei – animata dalla sua passione – va incontro alla gente, condividendola con grazia e maestrìa.

Le cose belle, si sa, ispirano. E questa immagine bucolica consente a pittori e disegnatori di fermare il momento nella sua magìa. Incontri di pittura all’aperto nelle più belle ville capitoline restituiscono ai romani e non solo una città incantata e immortale, basta lasciarsi guidare da una musica melodiosa.

 

Intervista a Ofelia, giovane arpista a Villa Borghese

 

            

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