Concentrazione dell’atleta: il “flow”

Il FLOW (fluire, scorrere) può essere definito come lo stato in cui le persone sono così immerse in ciò che stanno facendo che tutto il resto va in secondo piano, sullo sfondo… Il corpo e la mente operano all’ unisono, pienamente coinvolti nella sfida a dare il proprio meglio. Chi vive una sensazione di flow ha una elevata concentrazione e attenzione, assenza di noia e di ansia distruttiva, motivazione intrinseca per il compito (gara o altro evento significativo) che viene affrontato con competenza senso di auto-efficacia e soddisfazione.

È una percezione che quindi si accompagna o può facilitare la realizzazione di prestazioni sportive o creative eccellenti (peak performances). Molti atleti di elevato livello agonistico raccontano di aver vissuto sensazioni ed esperienze di questo tipo. Talvolta il flow può insorgere in modo spontaneo e istintivo, ma può anche essere stimolato da alcuni fattori che ne influenzano l’insorgenza e la percezione.

Occorre saper riconoscere, in sé o negli atleti di cui il tecnico è coach, la presenza del flow; e soprattutto acquisire strumenti e indicazioni per crearne le condizioni predisponenti e facilitanti: ad esempio tramite la pianificazione di obiettivi progressivi ma stimolanti e sfidanti, l’organizzazione di opportune modalità di lavoro, lo sviluppo graduale della fiducia nelle proprie potenzialità e risorse, la valorizzazione delle motivazione intrinseche, l’impostazione di una comunicazione chiara e diretta con l’atleta, l’attuazione del feedback costruttivo, fino all’ uso diretto o supportato da specialisti di tecniche di preparazione mentale e di sviluppo della concentrazione.

Per un coaching corretto in ambito agonistico, bisogna trasmettere conoscenze e competenze utili a riconoscere e sviluppare il flow come “esperienza psicofisica ottimale” e accrescere la concentrazione mirata nel corso dell’attività sportiva o in altre situazioni sfidanti, impegnative e creative.

Flow come stato di concentrazione, padronanza di sé stessi e completa e gratificante immersione nel compito e nel “qui ed ora”. Ecco i 9 fattori del flow:

– Compilare un questionario di auto-rilevazione e seguire indicazioni per percepire o ricordare le proprie sensazioni di flow, nel corso della pratica agonistica.

-Sperimentare i metodi di rilassamento (training autogeno e rilassamento progressivo di Jacobson).

– Visualizzazione, ricordo e percezione multi-sensoriale delle proprie esperienze psicofisiche ed agonistiche ottimali: come identificare i propri “stati risorsa”.

– Richiamo dello “stato risorsa” per favorire la sensazione di flow.

– Self talk: il dialogo interiore e la scelta di frasi o immagini personali per facilitare la concentrazione nei momenti critici. L’“ancoraggio” tra frasi, immagini o gesti scelti dall’ atleta e “stati risorsa” da attivare.

– Seguire indicazioni e suggerimenti per lasciar andare o diminuire le distrazioni esterne, i pensieri interferenti, le ansie da prestazione, per essere concentrati sul “qui ed ora”, sul gesto agonistico, sull’ obiettivo e sull’ azione attuale.

– Predisposizione e facilitazione, da parte del coach, delle condizioni che possono favorire, rinnovare e consolidare negli atleti l’esperienza del flow e la presenza di una concentrazione equilibrata e mirata agli obiettivi specifici.

– Esperienze a confronto: testimonianza diretta di atleti, tecnici e psicologi con rilevanti vissuti di flow e di concentrazione agonistica. Peculiarità e punti cruciali nelle diverse esperienze.

– Capire come l’allenatore può favorire e consolidare negli atleti l’esperienza del flow e la presenza di una concentrazione equilibrata attraverso particolari condizioni organizzative e comunicative.

– Fare un piano d’azione individuale: scelta di metodi e strumenti da attivare nella specifica realtà dei singoli partecipanti.

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