Carità senza confini

In una Roma inedita durante la pandemia 2020, di fronte al carcere Regina Coeli, persone in fila aspettano qualcosa. Dentro quella porticina, normalmente sono 30 i pasti garantiti per senza tetto o poveri: oggi sono più che raddoppiati. Angela, di nome e di fatto per i tanti soggetti in fila per un pasto caldo, ci racconta da dietro la mascherina come la solidarietà non si ferma. Non vanno da lei solo ex galeotti o clochard:  gente che povera lo è diventata dopo la crisi economica, artisti, donne separate, disoccupati. E molti, sempre di più, gli italiani.

Don Vittorio Trani, da 40 anni cappellano francescano della casa circondariale, nel suo volume “Tra il serio e il faceto” racconta storie di vita di carcerati da lui conosciuti. Egli ha voluto con forza un posto di passaggio per chi esce dal carcere e non vuole rientrarci. Un luogo di transito dove recuperare la propria identità, i contatti, il tempo perduto e le speranze future. I tre scalini più famosi d’Italia, quelli del carcere trasteverino oggetto di canzoni, film e letteratura, sono stati saliti anche da persone che hanno saputo ricominciare da capo inventandosi un nuovo copione di vita.

Quel mite sacerdote mi sussurra che “oggi la gente si è arresa”: l’umanità del suo tono di voce pacato, la calma dei suoi gesti e le sue parole misurate infonderebbero sicurezza anche all’essere più sfiduciato. Quella sicurezza che serve ai tanti ‘ospiti’ dell’albergo di via della Lungara (come ironicamente lo si chiama a Roma) per ricrearsi un avvenire, una volta scontata la pena detentiva. Che il carcere debba riabilitare prima che punire è un concetto ben chiaro e un valore indiscutibile, per chi non aveva alternativa al delinquere e per chi ha capito lo sbaglio commesso. Il tempo disponibile è tanto e lo si può usare bene, in cella, ricostruendosi un progetto di vita fuori. Il sostegno serve, per questo progetto creativo, e luoghi come il centro romano VO.Re. CO. di don Trani servono anche a questo.                  

Raddoppiano le persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto rispetto al periodo di pre-emergenza e cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, oltre alla domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro. Forte l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori.  

Tradizionalmente, Croce Rossa Italiana e la Caritas sono grandi attori nel sociale: aumentati i volontari giovani impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi. 

Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone;  la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità; l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l’accompagnamento all’esperienza del lutto.

A tutto questo si aggiungono le strutture edilizie destinate a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena e persone senza dimora. Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 46 strutture, per oltre 1.100 posti in 34 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.

Nel loro piccolo, sono vitali anche associazioni minori come VO. Re. CO aiutando concretamente un tessuto sociale sfibrato e “che si è arreso”, come dice il cappellano di Regina Coeli. Di fronte al carcere romano, i volti di chi attende un’opportunità dalla vita e ripaga con un sorriso grato il volontario sconosciuto che gli tende una mano. Questa è il senso della carità, laica e non.
 

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