Dire di no!

di Ada Braccioli

 

La convivenza serrata, l’assenza di routine strutturate e di organizzazione può diventare una forte conseguenza di stress, elemento che mette a dura prova la nostra pazienza.
La parola più semplice per mettere fine ad ogni richiesta inopportuna è quindi il NO!
In particolare in questo periodo surreale di quarantena il no è sempre dietro l’angolo.
Spesso viene visto come un tabù, impronunciabile, un qualcosa da demonizzare.
Credo che il no vada gestito in modo semplicemente più furbo, senza mai lasciare il suo potere distruttivo in atto.
Non è la parola a rendere “mostruoso” chi la pronuncia, ma l’atteggiamento, il tono e il tempismo.
Non c’è nulla di sbagliato quindi nel dirlo, basta solo sapere come poterlo gestire al meglio senza arrecare offesa o frustrazione nel bambino.
È molto importante offrire sempre l’altra faccia della medaglia, un’alternativa allettante che possa sostituire lo sconforto di qualcosa che non può avvenire al momento.
La negazione ha sempre bisogno di una motivazione perché è proprio il netto e ingiustificato che si traduce poi in un senso di sfida, nel vero e proprio capriccio del bambino.
Bisogna fare una distinzione però tra la ricerca di attenzione e la pura noia che porta ad una qualsiasi richiesta.
Fate caso ad una sottile differenza: quando il bambino è annoiato spesso suggerisce qualcosa da fare o da avere, quando invece vuole essere visto, ascoltato e considerato, non propone altro che del tempo, lasciando a voi la scelta di impiegarlo insieme a piacimento.
Nel primo caso, se proprio non poteste dargli ascolto potreste provare a sostituire il no con “ora non è il momento”, o “che peccato, ora non mi è possibile” o ancora “proviamo più tardi, ti va?”.
In questo modo la negazione diventa una possibilità di recuperare in un altro momento, senza lasciare un sentimento confuso e contrariato al bambino.
Nel secondo caso invito sempre il genitore a vincere la propria pigrizia e a concedere almeno 5 minuti. Spesso donarsi del tempo, seppur poco, è sempre meglio di un netto rifiuto.
Nel caso in cui sia impossibile staccarvi da ciò che vi tiene occupati (senza dimenticare di rimandare entro la giornata un momento tutto per voi), potreste suggerire qualche attività da poter compiere autonomamente, da bimbo grande.
Invitatelo inoltre a conservare l’attività completa così da poter gioire insieme dei suoi risultati, non appena avrete finito di lavorare.
Ovviamente questi sono semplicemente suggerimenti, non vanno viste come regole infallibili ma come semplici accorgimenti che potrebbero semplificare attimi di scontro.
Non dimentichiamoci che il bambino vive questo momento con lo stesso stress vissuto da un adulto, cerchiamo quindi di non appesantirci l’un l’altro, troviamo invece il modo di venirci incontro.

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