Come un respiro di libertà: il viaggio, ovvero storia di un percorso educativo in carcere

Malgrado l’allarmismo per il Corona virus, sold out per l’anteprima mondiale all’ Auditorium del MAXXI di Roma, dov’ è stato proiettato “Rebibbia Matera. Come un respiro di libertà: il viaggio”. Per l’ Extra Doc Festival, tredici studentesse e un musicista detenuti in un carcere romano intraprendono un viaggio immaginario verso una località a loro sconosciuta: Matera, Capitale Europea della Cultura, raccogliendo un invito dell’Amministrazione Penitenziaria.

Rebibbia Femminile decide di raccontarlo attraverso un film, grazie anche al contributo del 95enne fotografo e documentarista Mario Carbone, che ha ritratto negli anni ’60 il viaggio di Carlo Levi in Lucania. La città dei Sassi fa da sfondo a questo percorso di scoperta vissuto proprio come un respiro di libertà. Siano in una città o in una cella, le pietre delle quattro mura in cui si vive raccontano molto: questo il parallelismo che le detenute hanno trovato nel loro percorso di riscatto, come i contadini materani che – pur adattandosi alle loro pietre – hanno poi trovato un modo di vita migliore per viverle.

Le autrici Antonella Cristofaro e Tiziana Gagnor hanno realizzato un docufilm lirico, delicato e realistico. L’ ascolto educato delle speranze di donne di varie età spiega bene come il loro ritmo di vita, interrotto per vari motivi, sia stato solo “rimandato”. Persone finalmente consapevoli dei loro diritti, che hanno saputo utilizzare il periodo detentivo come momento di crescita riscoprendo le proprie passioni e volontà, come il bravissimo fisarmonicista rom che accompagna con la sua musica tutto il documentario, sottolineandone la liricità.

Il documentario, dal bianco e nero iniziale passa poi al colore, come un cieco che riacquista l’uso della vista. Le ore scandite dallo sgocciolare di un rubinetto, o dal rumore della chiave del secondino, sono sopportate grazie alla voglia di vivere e di riappropriarsi del tempo perduto che traspare dalle frasi delle ospiti della Casa Circondariale: pagando per i loro errori, ora sanno apprezzare di più e meglio la bellezza dei giorni che passano e il valore della propria libertà.     

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