Superstizione oggi come ieri

Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. L’azione dello spettacolo è avvicinata ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni ‘80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona. Lo spettacolo, concepito con un ritmo iperbolico, condenserà l’intera vicenda in 90 minuti.”

Queste le parole di Leo Muscato, regista dello spettacolo “Non è vero ma ci credo” scritto da Peppino De Filippo che, pur rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano, dà a questa storia un sapore più contemporaneo. Il protagonista dello spettacolo assomiglia ad alcuni personaggi di Moliére che Luigi De Filippo amava molto. La musicalità e l’ironìa insita nel dialetto napoletano, rendono la commedia esilarante e scorrevole. Belli anche i costumi e le scene.

Oltre all’ottimo Enzo De Caro, bravissimi anche tutti gli altri attori in scena, a cominciare dal giovane “gobbo” che – alla fine – riserva una sorpresa per il pubblico. La piacevolezza di uno dei teatri storici della Capitale è data, oltre che dal ricco cartellone, dalle sapienti, raffinate scelte artistiche del suo direttore e dall’accogliente intimità che si avverte nel suo foyer, come in un salotto di casa. “Non è vero ma ci credo”, teatro La Cometa di Roma fino al 12 gennaio.   

 

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