Drop out sportivo giovanile

I social fanno impigrire i 18enni che, ad un’ora di palestra, preferiscono chattare a testa bassa o isolarsi dal mondo con le cuffie. Peccato, perché fra qualche anno sentiranno loro stessi gli effetti nefasti delle cervicobrachialgìe, delle congiuntiviti da schermo e dei danni acustici. Il drop out, o abbandono di attività fisiche è rischioso tanto più se in età postadolescenziale. Un ragazzino ‘grosso’ può celare un’assenza di massa magra, sotto una struttura fisica possente e gonfia da carboidrati. Inoltre, la moda di allenarsi tramite app è un rischio, poiché il movimento dev’essere sempre guidato da personale esperto.    

Sebbene il fitness e il potenziamento con sovraccarichi non sia sempre ben visto da medici e insegnanti di educazione fisica, se ben pianificato e attuato può rappresentare le fondamenta su cui costruire futuri atleti di svariate discipline. Perché ciò avvenga, bisogna che il giovane atleta sia sottoposto ad allenamenti atti a migliorare sia il profilo fisico che quello psicologico, nel rispetto di un corpo che sta crescendo. Gli allenamenti che si dovranno proporre ai fitness juniores dovranno essere vari ed andare a stimolare il più possibile tute le capacità condizionali e coordinative. Sport asimmetrici creano squilibri muscolari, gesti ripetitivi limitano la formazione di schemi motori e l’eventuale ipersviluppo di alcune parti del corpo a scapito di altre, può creare squilibri importanti. La stimolazione simmetrica, varia e multilaterale, oltre a favorire la crescita armonica di tutti gli apparati corporei, eviterà anche che il ragazzo si annoi e perda la voglia di fare sport.

 

MIGLIORIE APPORTATE SULL’ORGANISMO UNDER 18:

 

 

  • SISTEMA ENDOCRINO METABOLICO: rapporto pondo-staturale favorevole, aumento massa magraattiva e riduzione massa grassa; corretta regolazione controllo diencefalico dell’appetito; corretto assetto glico-lipidico

 

  • APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO E RESPIRATORIO: bradicardìa, valida gittata sistolica, miglioramento irrorazione periferica (capillarizzazione), facilitato ritorno venoso, pressione arteriosa favorevole, bradipnea, incremento volumi polmonari, rapida riduzione frequenza cardiaca e respiratoria post-sforzo, più potenza aerobica

 

  • COMPORTAMENTO E PERSONALITÀ: buon controllo emotivo, miglioramento umore, buona adattabilità, valida autostima, maggior capacità di socializzazione

 

Fra le varie componenti del fitness c’è la forza, importante per gli utenti senior quanto per gli junior. Per quanto riguarda la forza è chiaro che a seconda dell’età del soggetto le metodiche cambieranno, dato che gli apparati muscolo-scheletrico, nervoso e endocrino sono, nel giovane atleta, in continua evoluzione. 

 

Il periodo evolutivo è particolarmente adatto allo sviluppo della forza tramite l’allenamento. bisognerà stare attenti alla postura del soggetto durante l’esecuzione dei gesti atletici anche perché ci si può trovare in presenza di soggetti che presentano vari paramorfismi e dimorfismi.

 

Gli allenamenti si classificano in 4 step:

  • 1° PERIODO fra 9 e 11 anni: la forza andrà stimolata sotto forma di gioco e senza specializzazioni distrettuali particolari.
  • 2° PERIODO fra 12 e 14 anni: si inizia a lavorare in modo più specifico e distrettuale, utilizzando esercizi che prevedono l’utilizzo di palle mediche, un compagno, il proprio peso

 

  • 3° PERIODO fra 14 e 16 anni: è questa la fase in cui si possono utilizzare i pesi.

 

  • 4° PERIODO fra 16 e 18 anni: fino ai 18 anni si procederà con gli allenamenti del terzo periodo sempre più specifici, fino ad arrivare ai 18 anni dove l’intensità potrà essere sempre maggiore e specifica.

 

Le prime due fasi rientrano nella cosiddetta ginnastica formativa, la terza e quarta si verificano quando un soggetto può iniziare a frequentare una sala fitness. Chiaramente l’allenamento per i junior dovrà avere una fase di riscaldamento, una fase centrale e una fase di defaticamento. La fase centrale richiede particolare attenzione, perché è il punto cardine dell’allenamento. Il primo quesito che si può porre è se usare i pesi liberi o le macchine isotoniche. I vantaggi dei pesi liberi rispetto alle macchine sono:

 

  • Maggiore sinergia muscolare
  • Maggiore sollecitazione propriocettiva
  • Più coordinanti
  • Minor costo
  • Minor spazio occupato
  • Maggiore influenza sulle catene cinetiche ampie
  • Movimenti più naturali
  • Possibilità di utilizzare alte velocità anche con carichi bassi
  • Consentono una vastissima gamma di esercizi.

 

Non bisogna abusare dei pesi pena il sovraccarico articolare, e occorre controllare sempre l’esecuzione corretta dell’esercizio. Il numero delle ripetizioni inizialmente deve essere alto (14/16) per dar vita e consolidare nuovi schemi motori. Le metodiche che utilizzano serie e ripetizioni sono più impegnative sotto il profilo fisico e psichico; come tali sono quindi adatte a soggetti più evoluti e maturi. Per i giovanissimi occorre una multilateralità di stimoli, la possibilità, cioè, di coinvolgere tutti i gruppi muscolari con macchine, pesi, esercizi a corpo libero e con eventuali stazioni aerobiche fra quelle di tonificazione. I circuiti quindi possono dare, contemporaneamente, stimoli per lo sviluppo della forza, per l’allenamento cardiorespiratorio e per il dimagrimento (esigenza ultimamente assai importante in soggetti giovani che spesso sono in sovrappeso).  I ragazzi giovani possono e devono frequentare i centri fitness, luoghi salutari sotto tutti i punti di vista, a patto che gli istruttori siano consapevoli che un ragazzino non è un adulto in miniatura ma un organismo in crescita: uno squat eseguito con carico e tecnica adeguati è più salutare che calciare un pallone, magari di dimensioni e pesi non adatti.
L’elemento fondamentale resta la motivazione, alla base di qualsiasi successo sportivo; attraverso essa il quale l’atleta soddisfa i suoi bisogni, gli stimoli positivi, l’interesse e il divertimento, la ricerca di affiliazione verso l’allenatore ed i compagni di allenamento e non ultimo il bisogno di affermazione e di riuscita. I giovani amano lo sport, soprattutto come occasione di socializzazione e di divertimento, ma tra le cause di abbandono si trovano, sicuramente, il consumismo e le distrazioni; e i motivi possono essere riconducibili alla difficoltà di conciliare lo studio con l’attività sportiva, alla timidezza, alle incomprensioni con gli allenatori o ai costi troppo elevati. Alcuni imputano il problema dell’abbandono al fatto che il teen ager, troppo appagato da altri interessi, avrebbe una scarsa attitudine a impegnarsi per qualcosa che costa fatiche e rinunce e non paga immediatamente. Per questo è importante che l’adolescente sia assistito in questa fase della sua vita, perché può facilmente fare delle scelte non costruttive e decidere prima di non aver raggiunto la maturità. Importante il ruolo che riveste il/la coach, che va valorizzata come figura educativa e formativa essenziale per avviare i giovani verso una migliore pratica sportiva, secondo unità d’intenti e forte collaborazione con il mondo dell’associazionismo sportivo tradizionale.

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