Il gioco euristico

di ADA MARGHERITA BRACCIOLI · PUBBLICATO 26 MARZO 2019

Quante volte avete letto tra le attività che si svolgono in asilo, Montessoriano e non, il termine “Gioco Euristico?”

Io personalmente tante, e, da quando l’ho scoperto, studiato e osservato mi si è aperto un mondo.

È un’attività consigliata dal secondo anno di vita, e altro non è, che una libera sperimentazione di oggetti e materiali quotidiani.

La donna alla quale si lega la pratica del gioco euristico è Elinor Goldschmied, di origini inglesi, che durante la guerra si occupò dei bambini orfani, dedicandosi successivamente alla formazione di molte scuole per l’infanzia.

La Goldschmied utilizza, appunto, l’aggettivo euristico (dal greco “eurisko” ovvero “scoperta”) per indicare ciò che la manipolazione di particolari materiali stimola nel bambino.

La prima cosa ad essere stimolata è la grande capacità di concentrazione che il bambino ha, superiore a chiunque altro.

Nessuno sa concentrarsi come lui, nessuno riesce ad abbandonarsi a ciò che ha di fronte con tale impegno.

L’adulto spesso, dimentica quanto sforzo, quanta attenzione investe il bambino per dedicarsi completamente ad un’attività; quel “lavoro” deve SEMPRE essere riconosciuto e rispettato, perché è qualcosa di prezioso, una libera esperienza che nessuno gli toglierà mai.

I materiali a lui proposti sono poveri, di uso comune, materiali naturali, oggetti di recupero, barattoli, contenitori, etc.

Di solito per contenere gli oggetti si usano sacche in tessuto, scatole o ceste, anch’esse interessanti da manipolare.

L’oggettistica deve essere sempre varia e abbondante, e si tende a rinnovarla spesso per permettere al bambino di avere sempre stimoli nuovi.

Il gioco euristico viene fatto principalmente a terra, in uno spazio libero e sgombro da mobili e/o giocattoli. Il bambino deve avere la totale gestione dell’ambiente, perché è lui il primo ad usarlo e a sfruttarlo nei suoi più raccolti nascondigli.

L’adulto (o l’educatore) di solito, si mette in un angolo ad osservare, non invade mai il loro spazio, non suggerisce mai il modo giusto o sbagliato di scoprire un determinato oggetto.

Provate a farlo anche voi con i vostri figli e nipoti.

Lasciate che agisca da solo e stupitevi di come riesca autonomamente ad entrare in contatto con materiali e oggetti, che forse ha sempre visto, senza avere mai avuto la possibilità di toccarli veramente.

La mano e la bocca sono i suoi primi strumenti di conoscenza, diamo loro modo di usarli.

Mettere in ordine è una parte importantissima dell’attività, è quasi una continuazione del gioco, oltre ad essere un’abitudine di estrema rilevanza da trasmettere al bambino.

Riordinare è emotivamente importante, poiché offre al bimbo, la possibilità di gestire l’ambiente anche quando tutto è al proprio posto. Sapere dove si trova ogni cosa infonde al bambino un gran senso di pace e di autonomia, oltre a favorire anche lo sviluppo di concetti logico-matematici.

Ma fino a che età si può proporre il gioco euristico?

Anche qui, l’osservazione è il migliore dei manuali.

Quando il bambino trasforma l’attività in gioco simbolico è il momento di passare a oggetti e proposte più articolate.

Avete mai provato a proporre a casa il gioco euristico?

Prendete almeno una decina di oggetti di vario genere, metteteli in un contenitore e provate.

Non è meglio proporre al bimbo una semplice e utile attività anziché metterlo davanti alla tv?

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