Dimagrire e non solo in 12 passi

di REDAZIONE WELLTRIBUNE.IT · PUBBLICATO 4 MARZO 2019

Cardiofitness e circuiti estenuanti in palestra come supporto per affrontare sindromi metaboliche e obesità? Non bastano: l’approccio dev’essere necessariamente multidisciplinare. La sacralità del corpo non è percepibile da chi – nell’ infanzia – non ha avuto il calore e l’attenzione necessari per un percorso di crescita sana, e poi di autonomia.
Ecco in sintesi il protocollo consigliato, ispirato ai classici “12 passi” percorsi efficacemente da chi soffre di dipendenze da alcool, droga, gioco e affettive.
1) Analisi delle principali cause psicologiche del D. A. C.*
2) Riconoscerlo come malattia e trattarlo come tale
3) Esame dei parametri di funzionalità cardio-respiratoria
4) Valutazione degli aspetti ormonali: dall’adipocita al sistema endocrino
5) Test antropometrici: prova plicometrica e impedenzometrica
6) Capire che il Movimento è il mezzo per raggiungere il benessere
7) Sviluppare amore, premura e rispetto per sè stessi
8) Gestire frustrazioni con training autogeno, yoga, mindfulness, meditazione
9) Corpo come espressione di noi stessi e non involucro ingombrante
10) Godere della propria percezione esteriore gratificante
11) Dedicare tempo a interessi piacevoli e creativi
12) Coltivare rapporti sociali positivi e stimolanti
* Disturbo Alimentare Compulsivo

Anche nei casi più disperati, se si agisce con rigore, ritrovare la fiducia in sé stessi non è affatto impossibile. Dato che “le emozioni agiscono sul respiro e disegnano il corpo”, proviamo a seguire questa visualizzazione:
A) Per strada c’è un bambino in un angolo, con gli occhi spalancati, muto, immobile e impaurito. Nessuno l’ascolta, nessuno gioca con lui, nessuno gli sorride. Gli passano tutti davanti come fosse invisibile, invece è lì, e per farsi vedere – giorno dopo giorno, anno dopo anno – occupa spazio semantico, ingigantisce la sua bolla prossemica, occupa più superficie utile possibile, nella speranza che qualcuno si accorga della sua esistenza… In breve, diventa così enorme da non poter più camminare, piegarsi e respirare bene. Infondo fa solo ciò che pensa gli altri gli chiedano: lasciarsi morire. “Una cosa senza valore”, ecco come si percepisce quel bambino, perché – per qualcuno – non era altro che quello.
B) Immaginiamo di fermarci avvicinandoci senza spaventarlo, e guardarlo in silenzio. Poi, semplicemente sorridergli. Poi, a poco a poco – conquistata la sua confidenza – sussurrargli che ha diritto ad essere amato, giocare e correre come gli altri coetanei. Diamogli gli strumenti emotivi per farlo, non altro cibo (anche se è quello che vorrebbe, essendone ormai schiavo). Dalla dipendenza si può uscire, con affetto, cultura e disciplina: spieghiamogli rassicurandolo che non vale meno degli altri e che la vita è solo sua, e deve ancora cominciare. Amor proprio e sano egoismo sono concetti che non conosce e che noi – prendendolo metaforicamente per mano – gli indicheremo come provarli, per riprendere il controllo della sua esistenza.
C) immaginiamo di essere noi, quel bambino: come sarebbe stata la nostra adolescenza e maturità se non avessimo scoperto che cambiare si può, e che avremmo perfino provato voglia di farlo?

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