Neuroscienze applicate allo sport

di REDAZIONE WELLTRIBUNE.IT · PUBBLICATO 20 FEBBRAIO 2019

Lo sport si inizia sempre con esercizi di riscaldamento. Corsa, flessioni sulle ginocchia, estensioni, qualche esercizio di stretching, e via. Alcuni vanno oltre ed effettuano anche un raffreddamento. Questa è una novità per chi fa sport occasionalmente, ma i professionisti la considerano sempre più importante. I Leicester Tigers, quando Bob Dwyer era il loro allenatore, divennero famosi perché, indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta, eseguivano, immediatamente dopo la partita, un’elaborata serie di esercizi di raffreddamento. I benefici del riscaldamento sono ben noti: predisporre il corpo a ciò che seguirà è essenziale per una buona performance, oltre che per ridurre il rischio di lesioni. Analoghe considerazioni riguardano il riscaldamento mentale. In uno sport individuale è di vitale importanza essere concentrati, pronti a dare il meglio fin dall’inizio, sapendo cosa si sta cercando di ottenere. L’attenzione va posta su come pianificare l’ attività: molti sportivi sostengono che si debba “sistemare la testa” prima di competere. Allo stesso modo, dopo aver perso una partita o una gara, contro le proprie aspettative, affermano spesso che quel giorno “non erano lì, o che non erano riusciti a focalizzarsi o a concentrarsi, oppure che continuavano a permettere ad altre questioni e ad altri problemi di affiorare nella loro mente”. Sally Gunnel definisce questo processo “emettere vibrazioni positive e sopprimere quelle negative”. L’atleta fa anche uso di affermazioni, nel suo riscaldamento mentale. Quando vinse il Campionato Mondiale [di atletica, n.d.r.] nel 1993 [nei 400 metri ad ostacoli, n.d.r.], era così concentrata e preparata che non si accorse di aver vinto, perché non vedeva altro che ciò su cui era focalizzata. (Fonte: programma televisivo Equinox.). La struttura del linguaggio umano è diversa da quella di ogni altro animale, ed è dimostrato come visualizzazioni, suggestioni e frasi incoraggianti – formulate anche in silenzio – facciano parte di un training autogeno funzionale alla competizione atletica e siano di sicuro effetto per una riuscita in ambito sportivo. Nei lunedì della scienza della rassegna Eliseo Cultura, organizzata ogni anno da Brain Circle al Piccolo Eliseo di Roma, lo scienziato Andrea Moro ha parlato della relazione tra grammatica e cervello. Al San Raffaele di Milano è stato tra i fondatori del Dipartimento di Scienze Cognitive nel 1993, e allo IUSS ha fondato e diretto per sei anni il Centro di ricerca in Neuroscienze, Epistemologia e Sintassi Teorica. Due i suoi contributi scientifici maggiori: il primo, che il formato della sintassi delle lingue umane non sia un fatto culturale, sociale o convenzionale, ma sia profondamente radicato nella struttura neurobiologica del cervello. Il secondo, l’aver mostrato che la negazione frasale è in grado di modulare un sistema fronto-parieto-temporale tipicamente coinvolto nell’interpretazione delle frasi d’azione (e ovviamente nell’esecuzione delle corrispondenti azioni). Questo risultato apre nuove prospettive sull’interazione linguaggio-cervello al di fuori dell’analisi delle regolarità sintattiche analizzate da Chomsky. Molte le domande al professore dalla affollata platea del teatro, a riprova di quanto le neuroscienze incuriosiscano e affascinino anche i profani, e di quanto trovi applicazione in varie discipline, prima fra tutte lo sport.

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