Flora transatlantica del III millennio

di REDAZIONE WELLTRIBUNE.IT · PUBBLICATO 12 GENNAIO 2019

Non solo monumenti, chiese e negozi, ma andando per orti botanici, si impara molto di una terra. Il contatto con le piante autoctone – o importate – è salutare ad ogni longitudine, riportando la persona nella sua dimensione originaria. Andare a spasso per i giardini botanici del pianeta fa apprezzare meglio la natura nel suo complesso, comprendendone la forza e consentendo di riconnettersi con essa. Uno dei piaceri della vita è curiosare fra la flora del Paese che si visita, inebriandosi dei profumi dei suoi fiori, accarezzando le foglie rugose o frastagliate delle sue piante, ascoltando il fruscio delle fronde ondeggianti, perdendosi nell’intreccio dei labirinti di alte siepi, lasciarsi incantare dall’intreccio di centinaia di radici e riparandosi all’ombra di tronchi secolari. Solo così ci si può addentrare meglio nei luoghi, e non solo laddove la vegetazione è rigogliosa: come le piante che sembrano sassi dal colore della sabbia, perfettamente mimetizzate fra rocce, fiori del deserto e palme svettanti. Anche in alta montagna, in un canion o in mezzo al mare, ci sono magnifiche piante dai nomi scientifici non facili, come quelle del Parque botanico Canario e in quello di Madeira, isole costantemente battute dai venti. Per il loro particolare microclima, i germogli portati dai vari esploratori che hanno fatto tappa obbligata qui, hanno trovato il loro habitat naturale. Alberi di rododendri, sterlizie endemiche, papiri, sanseviere e convolvoli rallegrano la vista delle aspre montagne delle isole oceaniche.

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